RIABILITAZIONE

A cura di: Elisa Pelosin, Laura Avanzino, Roberta Zangaglia

La Riabilitazione nella Malattia di Parkinson

Il trattamento riabilitativo deve focalizzarsi su obiettivi distinti e specifici nelle diverse fasi della malattia, secondo la situazione clinica del paziente. È necessario per tanto costruire un programma riabilitativo individualizzato, che tenga conto delle problematiche motorie prevalenti, ma anche delle abilità motorie precedenti, dell’età, degli hobbies di ogni singolo paziente.

Obiettivi generali

La fisioterapia in ambito neurologico ha lo scopo migliorare le funzioni motorie (es equilibrio), di mantenere l’autonomia delle attività della vita quotidiana, con una ricaduta positiva sulla qualità della vita del paziente e del caregiver. Non da meno, l’equipe riabilitativa ha il compito di guidare i pazienti e i suoi familiari a diventare parte attiva e pro-attiva di questo processo, fin dagli esordi della malattia.
In linea generale, nella malattia di Parkinson, gli obiettivi dell’intervento fisioterapico sono definiti rispetto alla progressione di malattia e alle condizioni cliniche del paziente, tuttavia è possibile identificare alcuni principi di carattere generale:

  • La fisioterapia nei pazienti affetti da malattia di Parkinson ha come obiettivi principali la promozione dell’attività fisica, il mantenimento dell’indipendenza e della partecipazione alla vita sociale e il miglioramento della qualità della vita.
  • Il trattamento riabilitativo deve essere personalizzato (pazienti nella stessa fase di malattia possono presentare problematiche motorie differenti)
  • La partecipazione del paziente e dei suoi familiari nel processo d’identificazione degli obiettivi primari, è una condizione imprescindibile per raggiungere gli obiettivi stabiliti.
  • L’equipe riabilitativa è un’equipe multidisciplinare, dove tutte le figure coinvolte contribuiscono e partecipano attivamente alla costruzione di un programma che favorisca la costruzione di un percorso di cura basato sulla medicina personalizzata.
  • Non esiste un team perfetto, ma in Italia sono molti i centri specializzati nella cura e nel trattamento della malattia di Parkinson, ai quali è importante fare riferimento.
Obiettivi specifici

Le linee guida Europee della fisioterapia nella malattia di Parkinson identificano 5 aree fondamentali che costituiscono la base dell’intervento riabilitativo:

  1. Migliorare l’allenamento allo sforzo e alla fatica. Allenare l’apparato muscolo-scheletrico e cardio-polmonare per aumentare la forza, l’articolarità, l’elasticità muscolare, la resistenza allo sforzo legato non solo all’esercizio attivo, ma anche al normale svolgimento delle attività, siano esse lavorative che di svago. Attività fisica ed esercizi mirati da svolgere in autonomia o in palestra sono indispensabili, per questo è necessario che il programma da effettuare fin dal momento della diagnosi sia concordato con un’equipe specializzata (chiedete al vostro neurologo maggior informazioni).
  2. Migliorare l’equilibrio e prevenire le cadute. Le cadute sono un evento comune con l’avanzare dell’età, indipendentemente dalla presenza o meno di una qualunque patologia. La malattia di Parkinson porta con il passare del tempo ad una riduzione delle reazioni di equilibrio ed un aumento dell’instabilità posturale. Esercizi specifici volti al miglioramento dell’equilibrio, tramite diverse strategie riabilitative, sono fondamentali per prevenire l’evento caduta e per migliorare l’equilibrio. Attività ludiche o sportive, yoga, tai-chi, danza sono consigliate, ma non devono sostituire la partecipazione a cicli di riabilitazione specifica.
  3. Migliorare il cammino e individuare le strategie per il superamento del Freezing. Le problematiche legate al cammino, sebbene subdole, in alcuni casi, possono essere presenti fin dal momento della diagnosi. Tuttavia, nelle fasi iniziali di malattia, la deambulazione non è molto compromessa, generalmente i passi sono leggermente più corti, più stretti e a volte si può avere la sensazione di strisciare maggiormente i piedi. Con l’avanzare degli anni queste difficoltà possono aumentare, soprattutto quando si cammina e contemporaneamente si svolgono altre attività, come parlare al telefono o portare un vassoio. Un approccio semplice e particolarmente efficace è l’utilizzo del tapis-roulant, o la pratica del “nordic walking” che possono essere utilizzate fin dal momento dell’esordio della malattia. In aggiunta sono molte le nuove tecniche ad oggi utilizzate in ambito riabilitativo, come training basati su stimoli visivi e uditivi, l’action observation (osservazione di azioni svolte da altri) e l’impiego di realtà virtuali, che si sono dimostrate efficaci nel miglioramento dei disturbi del cammino.
  4. Miglioramento dei passaggi posturali. L’indipendenza nei passaggi posturali (es. salire e scendere dal letto) rappresenta anch’essa una problematica che si può manifestare con l’avanzare dell’età e che può essere aggravata dalla malattia di Parkinson. Per molto tempo queste autonomie sono mantenute, tuttavia è compito del fisioterapista di allenare al paziente a migliorare l’esecuzione di tutti i passaggi posturali anche quando non viene percepita alcuna difficoltà nell’esecuzione (es. nelle fasi iniziali di malattia, ogni ora alzarsi e sedersi dalla sedia velocemente per 30 secondi). Successivamente, il trattamento fisioterapico avrà come obiettivo quello d’insegnare alcune strategie “compensatorie” al fine di mantenere più a lungo possibile l’autonomia del paziente e la partecipazione attiva alla vita sociale.
  5. Miglioramento delle attività manuali. La scrittura, la manipolazione di oggetti fini (es. abbottonarsi le camicie) e alcune attività legate all’igiene personale (lavarsi i denti) possono anch’esse nel tempo risultare più faticose. Inoltre la presenza del tremore agli arti superiori può influenzare la capacità di svolgere alcune attività della vita quotidiana. Non esistono ad oggi specifici trattamenti o approcci innovativi tali da eliminare questi disturbi, tuttavia è possibile chiedere all’ equipe riabilitativa consigli e ausili per migliorare lo svolgimento delle attività motorie che coinvolgono gli arti superiori.

Alla riabilitazione motoria, possono essere associati la logopedia e la riabilitazione cognitiva. L’intervento logopedico riveste infatti un ruolo primario nei pazienti con disturbi del linguaggio e/o della deglutizione. L’intervento logopedico nei pazienti con difficoltà a deglutire cibi solidi e/o liquidi, è orientato a studiare il tipo e l’entità della disfagia e fornire consigli sulle modalità con cui assumere i cibi (postura da tenere, strategie da adottare come bere a piccoli sorsi, a capo chino ecc), tipologia e consistenza degli alimenti (evitare consistenze miste come riso in brodo, prediligere cibi morbidi e omogenei) o consigli sull’utilizzo di prodotto come addensanti o diluenti degli alimenti.

Un ultimo aspetto da considerare è la possibilità di una riabilitazione cognitiva. Oggi sappiamo che almeno il 25 % dei soggetti con Malattia di Parkinson presenta una compromissione cognitiva che interessa principalmente le funzioni esecutive e che si possono tradurre in un deficit di attenzione, difficoltà nella pianificazione delle azioni, disturbi della “memoria di lavoro” ma anche in difficoltà in ambito mnesico e dell’apprendimento.

La riabilitazione cognitiva ha come obiettivo principale potenziare le funzioni cognitive sfruttando le capacità residue del soggetto e fornire abilità compensative e nuove strategie per risolvere i problemi quotidiani. Gli esercizi che vengono proposti (sia cartacei che computerizzati) hanno dimostrato essere efficaci nel migliorare le abilità visuo-spaziali e visuo-costruttive, l’apprendimento, la memoria e più in generale le funzioni esecutive.